Le Note del Prof: il caro energia, ENI e il suo “gesto generoso”
;Dalle accise al price cap, passando per le estrazioni: mesi di misure presentate come aiuti a famiglie e imprese, mentre ENI rafforza il proprio ruolo nel mercato e nei rapporti con il governo. L’editoriale di Gianluca Ruggieri per Il Giusto Clima

Di fronte al caro energia il governo ha pensato prima alla riduzione delle accise sul gasolio, poi all’aumento delle estrazioni e infine, ultima manovra, scende in campo il colosso ENI.
Ripercorriamo questi mesi folli.
Lo sconto sulle accise del gasolio quest’anno ci è costato 2 miliardi cioè 2000 milioni. Per un confronto, il governo ha stanziato 20 milioni per l’emergenza caldo nelle scuole italiane. E in più il taglio delle accise non favorisce tutti allo stesso modo. Non abbiamo ancora dati per quest’anno, ma nel 2022, il taglio delle accise, costò di 9 miliardi. E secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio il 68% del mancato gettito per lo Stato, cioè 6,19 miliardi su 9,1 su tutto il 2022, si è tradotto in risparmio per la metà più ricca della popolazione. A quelli che occupano la metà più povera nel ventaglio dei redditi, quindi, sono andati 2,91 miliardi, il 32% dello sforzo sostenuto dai conti pubblici. Quindi a parità di spesa sarebbe infinitamente più efficace un ristorno concentrato sulle fasce medie e basse di reddito, lasciando fuori i ceti più abbienti.
Estrarre più fossili non abbassa le bollette
Poi, lo abbiamo già raccontato con ReCommon, è arrivato l’annuncio dell’aumento delle estrazioni. Ma secondo la Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, a fine 2024 le riserve di gas certe erano pari a 42 miliardi di metri cubi, quelle probabili 23 miliardi di metri cubi. Complessivamente, se fossero tutte sfruttate, basterebbero a coprire circa un anno di consumi attuali. Le riserve di petrolio, tra certe e probabili, sono 130 milioni di tonnellate, pari a meno di 2 anni e mezzo di consumi attuali. Ma comunque aumentare le estrazioni non fa diminuire il prezzo, perché questo è determinato da dinamiche mondiali.
Il vero beneficiario del price cap di ENI
Oggi abbiamo ENI, che propone un tetto al prezzo dei carburanti, ma andiamo a leggere un po’ il gioco. Intanto si è calcolato che se guardiamo al prezzo della benzina si tratta circa 26 millesimi in meno sul prezzo medio calcolato dal ministero. Ma questa mossa fa parte di un’operazione con diversi benefici per il cane a sei zampe.
Intanto crea un problema per la concorrenza, soprattutto per i distributori senza marchio che finora erano più competitivi sui prezzi ma hanno meno margine su cui operare e rischiano di rimanere schiacciati. E infatti i cosiddetti benzinai di Confcommercio, Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Carburanti chiedono un price cap all’ingrosso e non al dettaglio.
Poi ENI dà una scusa al governo per non intervenire sugli extraprofitti. Ricordiamo che nei primi sei mesi di quest’anno i profitti sono stati di 3,6 miliardi, rispetto a un anno prima l’aumento è di oltre un miliardo. E invece il costo stimato di questa operazione è di 100 milioni al mese. Ma se poi vende più carburanti ovviamente i costi si riducono e i profitti aumentano.
Pubblicità a ENI e sconto sulle bollette
E lo sconto è stato messo dentro un pacchetto più grande di ripulitura dell’immagine, con il lancio della nuova tariffa per elettricità e gas martedì scorso. Se guardiamo alla proposta viene sbandierato uno sconto del 30% sulla tariffa a prezzo fisso. Sembra un’offerta allettante…
Ma fino al 30 settembre ENI offriva una tariffa a prezzo fisso con prezzo di partenza oltre i 16 centesimi per chilowattora e uno sconto del 15%: quindi di fatto un prezzo di 13,86 centesimi. Dal primo ottobre lo sconto del 30% si applica a un prezzo di quasi 20 centesimi quindi un prezzo finale pari a 13,83 centesimi. La differenza tra settembre e ottobre è quindi di 0,03 centesimi al kWh. Su un consumo annuo di 2000 kWh la differenza è di 60 centesimi. In un anno.
ènostra ha una tariffa prosumer a 12,6 centesimi (attivabile solo se si investe negli impianti della cooperativa). Ma il confronto è ancora più significativo paragonando il canone mensile, che per ènostra è di 6,5 euro, mentre per ENI è di 12 euro. In un anno sono 66 euro di differenza, più IVA.
La solida partnership tra ENI e l’Egitto
E fin qui abbiamo elencato questioni che sono già state sottolineate da molti altri. Ne aggiungiamo una, prendendo a prestito le parole proprio di un comunicato stampa di ENI dello scorso agosto.
Il Cairo (Egitto), 25 agosto 2026 – Il Presidente della Repubblica Araba d’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, ha incontrato oggi l’Amministratore Delegato di Eni, Claudio Descalzi, per discutere della solida partnership tra Eni ed Egitto e delle prossime nuove iniziative della società. (…) Durante l’incontro, l’AD di Eni ha ripercorso i recenti investimenti della società nel settore Upstream del Paese, che confermano il ruolo di Eni come principale produttore di petrolio e gas in Egitto con la continua creazione di valore per il settore energetico egiziano, favorendo un sostanziale aumento della produzione di gas.
Sono parole scritte giusto un mese prima della sentenza sull’omicidio di Giulio Regeni, ma la stretta collaborazione tra ENI e il governo egiziano non è mai appassita nei dieci anni seguiti all’assassinio del ricercatore italiano. E allora, visto il grande favore fatto da ENI al nostro governo, le timide dichiarazioni di Antonio Tajani e Giorgia Meloni non stupiscono. Anzi rafforzano l’idea che la politica estera del nostro governo non si decida al governo, ma piuttosto nel consiglio di amministrazione di ENI. Una azienda che peraltro secondo le stime di Global Witness solo negli ultimi 10 anni ha causato danni climatici per un totale di oltre 400 miliardi di euro.
“Le Note del Prof” è il titolo della rubrica settimanale energetica a cura di Gianluca Ruggieri, in onda tutti i mercoledì sera a Il Giusto Clima su Radio Popolare. Questo testo è tratto dall’editoriale della puntata del 30 settembre 2026.


