Stop alle pubblicità fossili: Genova segue l’esempio di Firenze
;Dopo Firenze, anche Genova approva una mozione per vietare le pubblicità di prodotti legati ai combustibili fossili. Un passo verso la decarbonizzazione che parte dalle città.

Se i combustibili fossili sono la principale causa della crisi climatica e responsabili, a livello globale, di un decesso su cinque a causa dell’inquinamento che generano, la loro pubblicità non andrebbe vietata come quella delle sigarette?
Partendo da questa domanda, aumenta sempre di più il numero delle città che, nel mondo, stanno passando all’azione. Dopo Firenze, che ha fatto da apripista in Italia, anche il Comune di Genova ha recentemente adottato una mozione per introdurre restrizioni alla pubblicità di prodotti e servizi legati alle fonti fossili sul proprio territorio.
Ne abbiamo parlato a Il Giusto Clima con Andrea Sbarbaro, presidente dell’associazione Cittadini Sostenibili, che coordina la campagna nazionale per lo stop alle pubblicità fossili, e Giovanni Graziani, consigliere comunale di Firenze, la prima città italiana ad essere passata all’azione.
Cosa prevedono le mozioni di Genova e Firenze
A Genova, la mozione impegna l’amministrazione a “valutare la possibilità di adottare misure che introducano restrizioni o divieti riguardo le pubblicità fossili in spazi pubblici particolarmente sensibili, come le fermate del trasporto pubblico”, spiega Andrea Sbarbaro. Sebbene il testo non elenchi nel dettaglio i prodotti, il riferimento è chiaro. “Si tratterà di pensare a crociere, voli aerei, SUV e mezzi con motore a combustione”. La mozione di Firenze, approvata a febbraio, è ancora più incisiva. “Siamo riusciti a mantenere una richiesta leggermente più forte”, afferma Giovanni Graziani, “perché si chiede non di valutare, ma di adottare tutte le misure necessarie per introdurre restrizioni o divieti”. Il testo fiorentino è anche più specifico poiché cita appunto, come esempi, “prodotti petroliferi, auto con motore a combustione interna, compagnie aeree e navi da crociera”. Per l’entrata in vigore, in entrambi i casi, servirà modificare i regolamenti comunali sulle affissioni, un processo che richiede tempo, ma l’indirizzo politico è tracciato.
Un movimento globale che parte dalle città
Firenze e Genova non sono casi isolati, ma si inseriscono in un movimento globale in piena espansione. “È un momento di grande slancio per la campagna, iniziata appena due anni fa da un appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres”, racconta Sbarbaro. A guidare la strada sono capitali come Amsterdam, che ha adottato una legge locale molto forte, entrata in vigore l’1 maggio 2026, che include anche la carne tra i prodotti oggetto del divieto. “Da Sydney a Stoccolma, abbiamo più di 50 città in tutto il mondo, in particolare in Europa, con l’Olanda che sta trainando questa campagna”. Queste azioni locali, spiega Sbarbaro, “servono proprio per forzare la mano ai governi nazionali ed europei a normare in modo univoco la questione”. A livello europeo, sebbene manchi ancora una proposta di legge unitaria, la società civile e alcuni parlamentari continuano a tenere alta l’attenzione sul tema.
Quali pubblicità saranno vietate
Una delle principali sfide sta nel definire i confini di ciò che è “fossile“. Il problema è complesso, perché, se è facile identificare un SUV o un volo aereo, cosa si fa con i derivati come la plastica? L’approccio iniziale sarà pragmatico, concentrandosi sui prodotti e servizi dove l’uso di combustibili fossili è diretto e centrale. Per evitare di arenarsi in complesse classificazioni tecniche, si sta valutando una soluzione snella: “nei momenti in cui si fa la richiesta di pubblicità, si potrebbe far fare un’autocertificazione nella quale si dichiara che quel prodotto non è legato ai combustibili fossili” spiega Graziani.
L’obiettivo non è vietare, ma cambiare la cultura
Di fronte al timore di reazioni da parte dei settori industriali coinvolti, Graziani chiarisce la filosofia dell’iniziativa. “Nessuno sta vietando di comprare un’auto a combustibile fossile o di prendere un aereo. Si stanno vietando le pubblicità e quindi un’induzione a farlo. La libertà delle persone rimane”. L’obiettivo è culturale: sottrarre legittimità a prodotti dannosi, esattamente come è stato fatto per il tabacco. Questo approccio è supportato anche da importanti precedenti legali. Come ricorda Sbarbaro, “la sentenza dell’anno scorso de L’Aia in Olanda ha fugato molti timori. Un’azienda legata al turismo ha provato a portare il Comune in tribunale e il Comune ha vinto su tutta la linea, perché i giudici hanno stabilito che l’interesse pubblico alla salute e al clima viene prima dell’interesse economico”.
E le prossime tappe in Italia?
L’onda non si ferma. Un ruolo chiave lo gioca l’Associazione Nazionale dei Comuni Virtuosi che raggruppa oltre 150 comuni e ha appoggiato formalmente la campagna di Genova e Firenze che ha creato un precedente importante. Ora la palla passa ad altre amministrazioni, per trasformare un’iniziativa coraggiosa in uno standard nazionale.
Testo tratto dall’intervista fatta a Giovanni Graziani e Andrea Sbarbaro a Il Giusto Clima, ascoltabile qui a min 22.20


