Le Note del Prof: la questione degli incentivi alle rinnovabili
;In bolletta paghiamo incentivi alle rinnovabili per gli impianti di 15 anni fa, ma quelli installati oggi (non più incentivati) ci aiutano a ridurre i costi dell’elettricità. L’editoriale di Gianluca Ruggieri

Negli ultimi giorni si è parlato tanto del ruolo che le rinnovabili possono avere nella riduzione dei costi di approvvigionamento dell’elettricità. Si è fatto spesso riferimento alla Spagna come caso esemplare di paese che sta subendo meno i rincari della crisi energetica proprio grazie allo sviluppo recente delle rinnovabili, in contrapposizione all’Italia e alla sua forte dipendenza dal gas. Parallelamente, spesso sentiamo dire, anche da persone informate, che in Italia paghiamo molto cari gli incentivi alle rinnovabili.
Dove sta la verità? Le rinnovabili aiutano a ridurre i costi, oppure stiamo spendendo troppo per incentivarle?
In Italia una quota importante degli “oneri di sistema”, una delle voci della bolletta elettrica, dipende in maniera significativa dagli incentivi per alcuni impianti rinnovabili. La stragrande maggioranza di questi importi incentiva impianti fotovoltaici realizzati con il sistema del Conto Energia, quindi installati tra il 2008 e il 2013, in un’epoca in cui il costo dei pannelli fotovoltaici e di realizzazione degli impianti era molto elevato.
Per darvi un esempio, nell’edificio in cui abito a Milano nel 2009 abbiamo realizzato un impianto fotovoltaico da 20 kWp spendendo circa 100.000 €. Se oggi dovessimo rifare lo stesso impianto, pagheremmo una cifra attorno ai 18.000 €. Nel 2009 se non avessimo avuto la certezza di ottenere gli incentivi del Conto Energia non avrebbe avuto alcun senso dal punto di vista economico realizzare quell’impianto. Oggi invece, visto che i costi di realizzazione si sono ridotti da 100.000 a 18.000 €, non avrebbe senso avere degli incentivi analoghi. E infatti questi incentivi non esistono più.
Contratti “per differenza” o “a due vie”
Da almeno il 2019 la grande maggioranza degli impianti fotovoltaici di grandi dimensioni è regolato attraverso quelli che si chiamano “contratti per differenza” o “contratti a due vie”. Quando l’impianto viene realizzato si chiede accesso a un sistema che definisce un prezzo fisso di assegnazione dell’elettricità. Se il prezzo a cui le aziende vendono elettricità sul mercato elettrico risulta minore rispetto al loro prezzo assegnato, il GSE gli garantisce la differenza. Se invece risulta maggiore, allora sono loro che devono restituire la differenza.
Prendiamo ad esempio un impianto a cui è stato assegnato un prezzo fisso di 90 € al MWh. Quando produce elettricità se il prezzo di mercato è pari a 60 € al MWh otterrà la differenza, cioè 30 € a MWh dal sistema, in modo tale che complessivamente avrà ottenuto 90 € a MWh come previsto. Ma se il prezzo di vendita risulta invece 110 € a MWh, sarà l’azienda a dover restituire al GSE 20 € di differenza, in modo tale da avere i 90 € a MWh stabiliti inizialmente.
Se andiamo a vedere i prezzi medi mensili del mercato elettrico dal 2022 a oggi, sono stati quasi sempre superiori a quelli che vengono assegnati normalmente ai nuovi impianti rinnovabili: nella maggior parte delle ore gli impianti vendono l’elettricità che producono a un prezzo superiore e restituiscono al sistema la differenza che hanno ottenuto. Ovviamente esistono anche delle ore in cui succede il contrario. Per esempio nel weekend di Pasqua il prezzo di vendita sul mercato era addirittura pari a zero e quindi in quelle ore gli impianti hanno ricevuto dal sistema la differenza per ottenere il prezzo di assegnazione.
Nel complesso però possiamo dire che gli impianti realizzati dal 2019 in poi, nella stragrande maggioranza dei casi, da almeno quattro anni stanno restituendo soldi al sistema anziché ottenere degli incentivi.
Perché lo fanno? Perché non vendono l’elettricità al prezzo di mercato, visto che è più alto rispetto a il prezzo di assegnazione?
Perché il prezzo di assegnazione è sicuro per periodi di tempo lunghi, che possono essere di 15-20 anni a seconda dei casi. Quindi, ragionando sul lungo periodo, è meglio avere una fonte di introiti certa che invece rischiare di perdere dei soldi.
Quindi se parliamo di impianti realizzati tra il 2008 e il 2013, effettivamente stiamo ancora pagando incentivi con le nostre bollette. Ma è proprio grazie a quegli incentivi che si è sviluppata un’industria fotovoltaica significativa e oggi abbiamo dei costi di realizzazione molto più bassi di quelli che avevamo un tempo. Io spesso dico che l’Italia, la Spagna, il Giappone e la Germania, che in quegli anni sono i paesi che più di tutti hanno incentivato la realizzazione degli impianti fotovoltaici, si meriterebbero l’assegnazione del premio Nobel per la pace per aver consentito a tutto il mondo di avere una tecnologia così efficace a un costo così basso.
Tra l’altro questi incentivi, siccome durano 20 anni, finiranno tra il 2028 e il 2033 e di conseguenza anche le nostre bollette si ridurranno. Ma se andiamo a vedere gli impianti realizzati negli ultimi anni, di fatto già oggi stanno contribuendo alla riduzione degli importi complessivi delle nostre bollette attraverso il meccanismo appena descritto. Se poi riuscissimo a ridurre i tempi di realizzazione degli impianti rinnovabili e a ridurre i conflitti e i ricorsi a tribunali di varia natura, saremmo in grado di realizzare impianti a costi ancora più bassi con benefici ancora maggiori fin da subito.
“Le Note del Prof” è il titolo della rubrica settimanale energetica a cura di Gianluca Ruggieri, in onda tutti i mercoledì sera a Il Giusto Clima su Radio Popolare. Questo testo è tratto dall’editoriale della puntata del 22 aprile 2026.


