Le Note del Prof: non tutte le rinnovabili vanno bene, ma attenzione

Il Giusto Clima   Approfondimenti   
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19 Marzo 2026

L’editoriale di Gianluca Ruggieri sgombra il campo da alcune falsità sui progetti rinnovabili e ricorda alcuni dati fondamentali sulle campagne di disinformazione e sui profitti monstre dell’industria fossile

Uno scatto durante la giornata di assemblaggio della turbina eolica collettiva del Castiglione (27/04/2023)

Nello scorso fine settimana abbiamo partecipato a Fa’ La Cosa Giusta, sia come ènostra, sia come Radio Popolare, ed è stata come sempre una bella occasione per incontrare tante persone socie e non socie e provare a raccontare quello che facciamo. Abbiamo ad esempio raccontato della nuova collaborazione con PAU, l’associazione dei panificatori urbani, della nuova partnership con Ecoverso, e abbiamo partecipato a un incontro dedicato all’economia di guerra insieme a Duccio Facchini e Linda Maggiori di Altreconomia, a Carlo Cefaloni di Città Nuova, e a Luca Dubbini di Banca Etica. Un incontro che avevamo pensato prima dello scoppio della guerra contro l’Iran ma che poi ovviamente ha assunto un valore di ancora maggiore urgenza.

Quando si parla di energia e di conflitti armati si corrono alcuni rischi. Il primo è quello di ricondurre sempre ogni conflitto al tema del controllo delle risorse fossili, ma ce ne sono alcuni (penso ad esempio a quelli in ex Jugoslavia) che non hanno alcuna relazione con l’energia. Il secondo è quello di pensare che le rinnovabili vadano sempre bene, e invece anche le rinnovabili possono essere strumento di dominio che ripropone un modello estrattivista.

Quello che appare sempre più evidente è che per il nostro paese e per l’Unione Europea più in generale (che non ci stanchiamo mai di ricordare che importa l’85% del gas che consuma e il 95% del petrolio che consuma) il progressivo abbandono delle fonti fossili è sempre di più anche un obiettivo di sicurezza energetica e di garanzia per le famiglie e le imprese, oltre che ovviamente necessario per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. 

Purtroppo però in Italia in questo momento in tantissimi territori troviamo un grande conflitto contro gli impianti rinnovabili e contro impianti di accumulo. Un conflitto che raramente vediamo esprimersi contro le risorse fossili. Questa contrarietà alle rinnovabili nasce anche da dubbi e perplessità che sono legittime, ad esempio dalla paura degli impatti ambientali, e dalla sensazione che i benefici non verranno in alcun modo condivisi con la popolazione locale, ma andranno a beneficiare qualcuno molto lontano. ènostra da sempre cerca di portare avanti un approccio diverso, e sicuramente molti altri operatori nel mondo delle rinnovabili potrebbero adottare approcci analoghi e altrettanto sicuramente le amministrazioni pubbliche dovrebbero svolgere un ruolo costruttivo da questo punto di vista.

Allo stesso tempo però è triste constatare come, nei materiali che vengono diffusi dai comitati che si formano, si trovano diversi elementi che si basano su informazioni false o del tutto travisate. Ad esempio si dice spesso che gli impianti eolici vengono realizzati anche in assenza di vento perché ci sono finanziamenti europei a fondo perduto. Ma questo non è vero, e ogni impianto eolico ha una sostenibilità economica che si basa sulla produzione di elettricità. Se non c’è vento, l’investitore sta buttando i suoi soldi. Oppure si dice che è uno scandalo che certi progetti, che richiedono investimenti milionari per la loro realizzazione, sono spesso sviluppati da società con capitale sociale di poche migliaia di euro. Ma questo è esattamente come funziona, come ha funzionato anche per alcuni impianti di ènostra, perché sono due mestieri diversi. Il primo è quello dello sviluppatore, che ha il compito di ideare, progettare e ottenere tutti i permessi necessari per la costruzione dell’impianto. Alla fine di questo percorso, quando si dice che il progetto è cantierabile, il progetto viene venduto ad aziende il cui compito è invece appunto quello di costruire e rendere operativo l’impianto e che poi venderanno l’elettricità per ottenere il ritorno sull’investimento fatto. Non c’è nulla di strano o di criticabile in questo. 

E anche sugli impianti fotovoltaici a terra, ne abbiamo parlato spesso, molte delle critiche si basano su fatti discutibili. Ho sentito parlare di impatti sulla falda, di campi elettromagnetici, addirittura di inquinamento da radon…

Vorrei che in questo contesto, non ci dimenticassimo alcuni numeri. Si calcola che complessivamente l’industria fossile dall’inizio della guerra in Ucraina abbia raccolto 467 miliardi di profitti.  Qualcuno ha calcolato che ha questa cifra dall’inizio della guerra con l’Iran si aggiunge un altro miliardo in più di profitti per ogni settimana di conflitto, solo per l’industria del gas americana.

Si calcola che l’industria fossile annualmente spende quattro miliardi in comunicazione e sappiamo che molta parte di questa comunicazione sono campagne di disinformazione o di pressione presso i decisori politici complessivamente l’industria rinnovabile ogni anno spende 150 milioni di dollari cioè circa un ventisettesimo di quanto spende l’industria fossile

E allora, anche quando legittimamente a livello locale riteniamo che un progetto di impianto abbia impatti non accettabili, prima verifichiamo che quegli impatti esistano davvero e poi facciamo attenzione a non dare fiato a campagne di disinformazione alimentate dai miliardi dell’industria fossile.

“Le Note del Prof” è il titolo della rubrica settimanale energetica a cura di Gianluca Ruggieri, in onda tutti i mercoledì sera a Il Giusto Clima su Radio Popolare. Questo testo è tratto dall’editoriale della puntata del 18 marzo 2026.