Il 2026 è l’anno delle batterie di accumulo

Il Giusto Clima   Approfondimenti   
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22 Maggio 2026

Stiamo assistendo a un boom delle batterie, il cui costo è calato di oltre il 90% dal 2010. Era il tassello mancante per emanciparci dal gas?

Le nuove installazioni di sistemi di accumulo energetico a livello mondiale per mercato (escluse le centrali idroelettriche di pompaggio) – Fonte: BloombergNEF

Bloomberg ha definito il 2026 “l’anno delle batterie”. I motivi sono molti, primo fra tutti il crollo del loro prezzo negli ultimi 15 anni e, in particolare dal 2021 in poi, anno a partire dal quale c’è stato un aumento di 10 volte della capacità installata nel mondo.

Questo è stato possibile anche grazie allo straordinario eccesso di produzione cinese (che riguarda tutte le tecnologie rinnovabili), che sta inondando il mercato globale. L’attuale conflitto in Medio Oriente con il blocco di Hormuz sta accelerando ulteriormente questa spinta.

Nella nostra trasmissione Il Giusto Clima abbiamo cercato di capire meglio che cosa sta succedendo nel mondo delle batterie con Silvia Bodoardo, professoressa al Politecnico di Torino dove guida l’Electrochemistry Group e la Task Force sulle batterie.

Professoressa Bodoardo, ci aiuta a capire la portata dell’attuale boom globale delle batterie?

La difficoltà di approvvigionarsi dei combustibili fossili sta sicuramente accelerando una transizione che era già in atto e che sarebbe comunque arrivata. Il prezzo dei pacchi batterie oggi è intorno ai $100 al kWh ed effettivamente è diminuito circa del 93% dal 2010, ma ci aspettiamo un’ulteriore diminuzione, attesa intorno ai $70 al kWh.

La batteria sta finalmente diventando qualcosa che possiamo permetterci. In più è molto efficiente perché a differenza delle fossili ci consente di non sprecare l’energia.

Quali sono le innovazioni tecnologiche che hanno permesso questo calo dei prezzi?

Le innovazioni sono parecchie.

Il primo grande aspetto è la produzione di scala: passando dalla piccola produzione all’enorme produzione di questi ultimi anni – e forse non siamo neanche ancora regime – i prezzi sono crollati.

Inoltre si è passati all’utilizzo di tecnologie che si servono di materiali meno costosi. Per esempio, l’eliminazione degli elementi critici tipo il nichel e il cobalto, utilizzando al loro posto principalmente il litio-ferro-fosfato, quindi un materiale a minor costo. Anche l‘eliminazione di alcuni solventi potenzialmente tossici durante la fase di produzione degli elettrodi, e il passaggio a solventi acquosi, ha portato ad una riduzione dei costi. E questo lo sottolineo a dimostrazione del fatto che non sempre la sostenibilità impone costi maggiori.

Infine, l’automazione, che è il fattore più importante per noi europei, perché è proprio grazie al miglioramento delle macchine e l’aumento della velocità dei processi di produzione che potremmo ridurre la differenza del costo tra la produzione in Europa e quella asiatica, che attualmente è molto forte.

Quello delle batterie è uno dei pochi settori della transizione energetica in cui l’Italia non va poi così male, vero?

È vero, per fortuna non siamo sempre gli ultimi. Siamo tra i pochi produttori in Europa: in Italia c’è un’azienda a Teverola (Caserta) che produce batterie per l’applicazione stazionaria, quindi quelle per la transizione energetica.

I dati di Terna ci dicono che al 2026 in Italia abbiamo circa 900.000 sistemi di accumulo installati con una capacità di più di 18 GWh e 7 GW di potenza.

Solo nel 2025 abbiamo installato 1,74 GW a livello di utility scale, quindi grossi pacchi batterie per l’accumulo dello stazionario. Per l’applicazione domestica, abbiamo avuto il boom con il superbonus. Oggi tra l’altro i costi sono ancora più bassi di allora.

L’ultima asta MACSE (le aste gestite da Terna per l’installazione di nuova capacità di stoccaggio, ndr) fatta recentemente porterà all’installazione di 10 GWh di batterie principalmente nel Sud Italia. E, proprio grazie a un mercato in crescita e sempre più competitivo, il costo finale con cui si è conclusa quest’asta è inferiore a quello inizialmente atteso da Terna.

Le batterie potrebbero davvero permettere all’Italia di abbandonare il gas?

A lezione faccio vedere sempre che la situazione della California di soli tre anni fa era molto simile a quella dell’Italia di oggi: dipendeva moltissimo dal gas, mentre oggi il consumo di questa fonte fossile per la produzione dell’elettricità è diventato residuale proprio grazie alle batterie. La grande produzione di energia durante il giorno viene accumulata ed usata quando non c’è il sole.

L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa che ha un costo dell’energia sempre positivo tutti i giorni e le ore dell’anno. La batteria consente di accumulare l’energia nelle ore calde in cui tipicamente il costo va sotto zero, rivendendola nelle ore in cui ce n’è bisogno, quindi guadagnandoci.

Per questo si stanno installando tantissime batterie e c’è la speranza di affrancarsi dal gas, che è costoso e che ci rende dipendenti dai paesi che lo producono.

Invece quando compro una batteria (anche se asiatica), resta qui in Europa per sempre, la posso utilizzare così come posso utilizzare i materiali che contiene, senza produrre gas climalteranti e tossici.

Questo testo è tratto dall’intervista andata in onda a Il Giusto Clima (ascoltala qui a min 23.50)