Crisi climatica in Europa, ma l’ambizione dell’UE è “al ribasso”

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6 Agosto 2026

Siccità, incendi e ondate di calore: la crisi climatica non dà tregua all’Europa che però sta gradualmente abbassando l’asticella delle sue politiche climatiche, avverte Climate Action Tracker

“Insufficiente” è la valutazione complessiva che Climate Action Tracker dà all’azione climatica dell’UE nell’ultima analisi aggiornata il 3 agosto.

Dagli allentamenti sugli standard di emissioni delle auto, alla recente proposta di revisione dell’ETS, alla possibilità di utilizzare crediti di carbonio per raggiungere l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2040: secondo CAT l’ambizione climatica europea è sempre più al ribasso e ciò “rende sempre più irraggiungibile un percorso compatibile con l’obiettivo di 1,5°C”.

Tutto questo mentre ondate di calore e incendi stanno travolgendo tutto il continente, dalla Grecia alla Norvegia. L’Europa è in preda a una fortissima siccità, causata proprio dall’eccessiva evaporazione dovuta al caldo estremo, che sta letteralmente prosciugando i fiumi, mettendo in ginocchio la produzione agricola e creando gravi interruzioni della produzione di energia elettrica, da fossile, idroelettrico e nucleare.

Il livello minimo record dei maggiori fiumi europei - Copernicus
Loira, Po, Reno e Danubio: i più importanti fiumi europei stanno subendo una forte siccità. Image of the Day del 5 luglio 2026. Credits: European Union, Copernicus Sentinel-2 imagery

Vediamo gli ultimi due provvedimenti presentati dalla Commissione europea il 17 luglio.

La riforma dell’ETS

L’Emission Trading Scheme, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, è la principale politica climatica europea, responsabile secondo la Commissione di una riduzione delle emissioni dei settori coinvolti di oltre il 50% dal 2005 (anno in cui è entrata in vigore) ad oggi. Negli ultimi mesi è stato preso di mira in particolare dal governo italiano perché considerato un ostacolo alla competitività delle aziende, nonostante uno studio di Bruegel lo smentisca.

La proposta di riforma presentata su pressione degli Stati avversi all’ETS rallenta il ritmo con cui si riduce il numero di quote di emissione disponibili, dando maggiore tempo per adattarsi alle industrie più inquinanti. Viene inoltre posticipata l’eliminazione delle quote gratuite.

Ciò è “preoccupante”, in quanto, commenta Sarah Heck, Climate Policy Analyst di CAT, “la proposta rischia di consolidare gli asset ad alta intensità di emissioni e di penalizzare i pionieri che hanno già investito in tecnologie a basse emissioni di carbonio”.

Note positive della riforma dell’ETS

In realtà la riforma ha scontentato anche i detrattori dell’ETS. Infatti, ad esempio, se le quote di emissione gratuite sono mantenute, le industrie dovranno però impegnarsi a investire la stessa somma nella decarbonizzazione sul territorio europeo.

Inoltre, la metà del gettito ricavato dai paesi dovrà essere reinvestito nei settori coperti da ETS per finanziare la transizione ecologica, cosa che finora non è affatto avvenuta visto che l’Italia ad esempio vi ha dedicato solo il 9% degli introiti.

La riforma dell’ETS introduce poi il coinvolgimento del settore aereo nel meccanismo. In particolare i voli fino a 5.000 km, compresi i jet privati, a partire dal 2029. Un’importante estensione che però non soddisfa pienamente la ONG T&E perché “lascia ancora il 47% del trasporto aereo europeo esente dalla tassazione sul carbonio e può essere considerato solo un primo passo”.

azione climatica UE per Climate Action Tracker
La valutazione dell’azione climatica europea di Climate Action Tracker, aggiornata al 3 agosto 2026

Il piano d’azione per l’elettrificazione UE

L’ETS è centrale anche per rendere l’Europa “il primo continente alimentato da energia elettrica”, obiettivo dichiarato dalla Commissione con il nuovo Piano di elettrificazione europeo presentato anch’esso il 17 luglio. Il target indicativo è il raggiungimento del 46% di energia elettrica sul consumo energetico totale entro il 2040: oggi siamo a metà strada (circa 23% in media in Europa, con paesi ancora più indietro come l’Italia che è al 22%).

Il Piano si concentra sulla riduzione del divario di tassazione imposta all’elettricità rispetto al gas e sull’incentivazione di pompe di calore, veicoli elettrici e batterie. Essendo una comunicazione, servono ulteriori atti legislativi affinché il Piano venga attuato a livello degli Stati membri: “permangono ancora molte lacune, con scappatoie e meccanismi di applicazione poco rigorosi nella definizione delle politiche”, dichiara Heck.

Altri segnali di un’ambizione climatica europea in declino

Nell’analisi Climate Action Tracker segnala altre politiche europee recenti che vanno nella direzione di un minor impegno climatico. Tra queste:

  • L’indebolimento degli standard di emissioni di CO₂ delle automobili;
  • L’ammissione di un 5% di crediti di carbonio per il raggiungimento del target di riduzioni delle emissioni al 90% entro il 2040 introdotto nel 2025;
  • I contratti di acquisto di GNL statunitense che condannano l’UE a rimanere dipendente dal gas.

L’UE non si può più permettere la sua dipendenza dalle fonti fossili

Sostituendo la dipendenza dal gas russo con quella al GNL statunitense, l’Europa sta perdendo un’altra occasione per aumentare la propria sicurezza energetica, proprio nel momento in cui la domanda di gas dovrebbe diminuire rapidamente.

Il rapido sviluppo delle rinnovabili in UE permette di affrontare le attuali sfide energetiche dovute ai conflitti in corso in una situazione più solida rispetto a quella in cui versava il continente durante la crisi energetica del 2022. Ma la dipendenza europea dalle fonti fossili è ancora molto alta e i suoi costi economici, ambientali e anche umani sono ormai sotto gli occhi di tutti gli europei quotidianamente, in questi giorni più che mai.