CER e giustizia sociale: lo studio su 10 casi pionieri in Italia
;Una ricerca analizza le prime Comunità Energetiche in Italia, evidenziando come i partner tecnici, tra cui ènostra, siano fondamentali per tradurre gli obiettivi normativi in vera giustizia sociale.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) non nascono esclusivamente per produrre energia pulita, ma hanno il mandato di generare benefici ambientali, economici e sociali per i membri e le comunità locali. Ma come viene tradotto in pratica questo “scopo sociale”? Uno studio scientifico, “Shaping the social purpose of renewable energy communities: Intermediary roles and energy justice in Italy’s early experience“, pubblicato su Energy Research & Social Science, ha analizzato queste dinamiche.
La ricerca è stata condotta da Lorenzo Sapochetti, dottore in antropologia sociale e vincitore della David Riches Medal dell’Università scozzese di Saint Andrews per il suo lavoro incentrato sul modello prosumer di ènostra, da Chiara Candelise, ricercatrice del centro di ricerca GREEN della Bocconi, e Gianluca Ruggieri, presidente di ènostra, qui nella sua veste di ricercatore presso l’Università dell’Insubria.
La ricerca ha studiato dieci progetti di CER sviluppati in Italia durante la prima fase transitoria (Legge 8/2020), evidenziando il ruolo fondamentale degli “intermediari” – enti locali, cooperative, non profit e partner tecnici – nel determinare successo ed equità delle iniziative. Tra i protagonisti di questa fase pionieristica emerge ènostra, che ha operato come partner tecnico in diversi progetti analizzati, contribuendo a dare forma alla transizione energetica dal basso.
Oltre l’energia: la sfida della giustizia sociale
Lo studio parte dalla premessa che, mentre l’obiettivo energetico delle CER (autoconsumo e riduzione dei costi di rete) è ben definito, lo scopo sociale lascia ampio margine di interpretazione. La normativa iniziale forniva infatti poche linee guida su governance interna e distribuzione dei benefici economici.
In questa ambiguità normativa, le scelte degli intermediari sono diventate determinanti per definire i livelli di “giustizia energetica”. I ricercatori hanno valutato i casi attraverso tre dimensioni:
- giustizia procedurale: inclusione e decisioni democratiche,
- giustizia distributiva: ripartizione di benefici e oneri,
- giustizia riparativa: capacità di affrontare disuguaglianze storiche legate ai precedenti sistemi energetici.
L’importanza di chi guida il progetto
I risultati dimostrano che gli intermediari sono veri “plasmatori” delle CER. A seconda di chi guida il progetto, cambiano priorità e risultati sociali. I progetti guidati dalle amministrazioni locali hanno ottenuto una partecipazione più ampia e una governance trasparente, pur adottando un approccio cauto nella condivisione dei benefici.
Al contrario, le iniziative di cooperative o non profit hanno posto maggiore enfasi sulla giustizia distributiva, coinvolgendo le fasce vulnerabili e sperimentando modelli innovativi per l’allocazione dei ricavi, ad esempio reinvestendo i proventi in opere di utilità sociale per la collettività.
Il ruolo fondamentale dei partner tecnici
Nell’ecosistema delle CER, le competenze ingegneristiche, legali e organizzative sono risultate essenziali per trasformare i requisiti normativi in progetti realizzabili, specialmente nell’incertezza delle regole iniziali.
In 4 dei dieci casi esaminati – Villanovaforru, Biccari, Santeramo in Colle e Ussaramanna – il partner tecnico è proprio ènostra.
Le competenze specialistiche di ènostra, ad esempio, hanno permesso alle amministrazioni locali, promotori e spesso finanziatori, di superare complessi ostacoli tecnici (come i limiti della connessione sotto la stessa cabina secondaria) e dimensionare in modo ottimale gli impianti fotovoltaici, installati prevalentemente sui tetti degli edifici pubblici messi a disposizione dai Comuni.
Le ricadute sui territori: Biccari, Villanovaforru e Ussaramanna
Lo studio evidenzia come l’azione sinergica tra enti locali e partner tecnici abbia generato impatti sociali rilevanti.
- A Biccari, l’amministrazione ha scelto di installare l’impianto su un edificio di edilizia residenziale pubblica per coinvolgere nuclei familiari economicamente vulnerabili. Il successo dello studio di fattibilità del partner tecnico ha permesso di estendere la partecipazione ad altre famiglie. Un aspetto interessante di Biccari riguarda la “giustizia riparativa“: il Comune ha co-finanziato la CER utilizzando le royalty delle estrazioni di gas metano locali, reindirizzando i proventi delle fonti fossili verso le rinnovabili.
- A Villanovaforru, la CER è stata concepita dall’amministrazione non solo per produrre elettricità, ma come strumento di difesa contro la speculazione legata ai grandi impianti eolici, promuovendo autonomia e autodeterminazione del territorio.
- Anche a Ussaramanna, i fondi nazionali per l’efficienza energetica sono stati canalizzati dal Comune per supportare l’installazione degli impianti, includendo famiglie che non avrebbero avuto le risorse per installare pannelli solari in autonomia.
Oggi, con l’entrata in vigore del nuovo quadro normativo (Decreto MASE 2024) che espande il perimetro delle CER alle cabine primarie, le opportunità di crescita sono enormi. Nel 2026 le esperienze CER di Villanovaforru e Ussaramanna si sono infatti unite insieme al Comune limitrofo di Siddi per dare vita a una cooperativa di comunità impresa sociale che ambisce a coprire l’intero territorio subregionale della Marmilla: la CER Energie di Marmilla.
Tuttavia, lo studio lancia un monito: l’aumento delle dimensioni non produrrà automaticamente risultati più equi. Affinché l’energia di comunità contribuisca a una transizione realmente giusta, sarà fondamentale definire regole trasparenti per l’allocazione dei benefici e continuare a supportare le competenze di quegli intermediari virtuosi che trasformano l’energia condivisa in un autentico bene comune.


