Incendi e caldo 2026: l’Europa brucia in un’estate senza precedenti
;Gli incendi in Francia e Spagna hanno raggiunto livelli inediti: “l’espressione più dolorosa di un’emergenza climatica”, mentre subiamo la quarta ondata di caldo dell’estate 2026.

Dopo settimane di caldo record, l’Europa brucia. In Francia si registrano incendi “senza precedenti”, ha affermato il Presidente Macron che ha definito questo momento come “la situazione più dura per il paese dopo la Seconda Guerra Mondiale”. Il primo ministro spagnolo Sánchez l’ha detto chiaro e tondo: “quello che stiamo vivendo non è una successione di episodi isolati ma l’espressione più dolorosa di un’emergenza climatica”.
Mentre subiamo impotenti l’arrivo della quarta ondata di calore in Europa, oltre 320 mila persone sono state evacuate nelle ultime due settimane a causa degli incendi che stanno imperversando in Francia e Spagna.
Da inizio anno in Spagna sono andati in fumo oltre 170 mila ettari, sei volte in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Un incendio divampato sulle colline di Ávila, a ovest di Madrid, è diventato il più grande mai registrato nel paese, con 50 mila ettari bruciati. In Francia, solo nel dipartimento della Gironda, sono bruciati 42 mila ettari e le fiamme sono arrivate alla periferia di Bordeaux.
Un “pirocumulonembo” per la prima volta in Francia
Qui si è verificato anche un fenomeno mai osservato prima nel paese: la formazione di un pirocumulonembo, una “nuvola di fuoco” generata dal calore degli incendi, capace di creare veri e propri temporali che rendono i roghi ancora più imprevedibili e difficili da domare.
L’Australia li aveva già sperimentati nell’estate del 2019-2020 e la California nel 2021, ma per la Francia è stata una prima volta, ma probabilmente non l’ultima.
Incendi in tutta Europa
Spagna e Francia sono casi estremi ma non isolati. Dalla Grecia al Portogallo, dall’Italia fino alla Scandinavia, incendi intensi stanno colpendo gran parte del continente. Anche fuori dall’Europa: in Canada, dall’inizio del 2026, sono già bruciati oltre 2,8 milioni di ettari, superando già ora il totale registrato durante tutta la scorsa estate.
Come la crisi climatica sta cambiando gli incendi in Europa
La stagione degli incendi sta cambiando: innanzitutto, ormai inizia molto prima dell’estate, in Canada come in Europa. Secondo la Commissione europea nel 2026 è cominciata già ad aprile e potrebbe continuare fino ai primi giorni di novembre.
Inoltre, si estende l’area interessata dagli incendi: il Mediterraneo resta la regione più colpita d’Europa, ma adesso anche altre aree del centro-nord sono sempre più colpite.
Questo pone serie sfide alla strategia europea di gestione di queste emergenze, che si basa sulla condivisione delle risorse a livello internazionale. Ad esempio, l’Italia è tra i circa 10 paesi europei che hanno inviato attrezzature o squadre antincendio in Francia e Spagna, mentre affronta allo stesso tempo incendi sul proprio territorio.
L’Europa non è preparata
“Questi incendi superano le nostre capacità”, ha detto un funzionario della Commissione europea. Secondo Teresa Ribera, responsabile CE per la transizione verde, “l’Europa non è preparata alle conseguenze della crisi climatica”. Per questo la Commissione proporrà a ottobre una strategia di adattamento più completa rispetto alle politiche attuate finora.
La crisi climatica alimenta gli incendi
Un incendio può essere doloso, scatenato da un fulmine o un guasto elettrico, ma la velocità con cui si propagano le fiamme e la loro durata e intensità dipendono soprattutto dalle condizioni climatiche e ambientali del territorio.
Cosa ha reso il continente europeo così altamente infiammabile:
- un inverno piovoso che ha favorito una crescita rigogliosa della vegetazione,
- un’estate eccezionalmente calda (il giugno più caldo della storia), con temperature che aumentano l’evaporazione, asciugano il suolo e riducono l’umidità della vegetazione.
La crisi climatica in tutto il mondo
Se continuiamo così, la situazione è destinata a peggiorare in termini di aumento delle temperature, siccità e rischio di incendi. Se il 2026 sarà probabilmente l’anno più caldo mai registrato, il 2027 è destinato a superare ogni record a causa di un El Niño che potrebbe spingere la temperatura media globale mensile oltre i 2°C per la prima volta e classificarsi come l’El Niño più intenso della storia moderna.
“Ciò che bisogna fare è altrettanto chiaro: abbandonare più rapidamente carbone, petrolio e gas, potenziare le energie rinnovabili e proteggere le persone che già subiscono gli impatti più gravi”, ha affermato Simon Stiell, responsabile delle Nazioni Unite per il clima, dopo aver elencato gli eventi estremi di ogni genere che imperversano in tutto il globo.
Quando capiremo che le politiche climatiche non sono solo la speranza per un rilancio economico del nostro continente ma anche l’unico strumento per mantenerlo abitabile e salvarci letteralmente la vita?


