L’Italia in ritardo sull’eolico, soffre la dipendenza dal gas
;Nel 2025 l’Europa ha installato 19 GW di nuove turbine, guidata da Germania e Turchia. Ma in Italia autorizzare un parco eolico può richiedere fino a sette anni

“Ogni nuova turbina eolica è un passo concreto verso l’indipendenza energetica dell’Italia e dell’Europa”, afferma Giuseppe Costanzo, Senior Analyst – Markets & Wind Energy Technology di WindEurope.
WindEurope, associazione che rappresenta il settore eolico in Europa, ha di recente pubblicato i dati relativi al 2025, uno dei migliori anni in termini di installazioni di turbine nel continente che, sottolinea Costanzo, “sono prodotte ancora per la gran parte in Europa”.
Ma la dipendenza dal gas fossile condanna tutto il continente europeo – in particolare l’Italia – a subire pesantemente la crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran e nel Golfo.
Quale ruolo potrebbe avere l’energia eolica? Ne abbiamo a Il Giusto Clima (min 23) con Giuseppe Costanzo, che oltre a occuparsi di analisi per WindEurope conduce il podcast mensile “The Onshore Perspective”.
Giuseppe, quali paesi hanno installato più eolico nel 2025?
In generale il 2025 per l’eolico è stato tra i migliori dell’ultimo decennio, con +19 GW di nuova capacità, di cui quasi il 90% di eolico a terra. Le nuove installazioni si concentrano soprattutto in pochi grandi paesi. La Germania è nettamente al primo posto, con quasi un terzo delle nuove turbine: un risultato impressionante, frutto di una serie di riforme che hanno sbloccato le autorizzazioni.
Subito dopo troviamo Svezia, Spagna, Francia e Regno Unito. Un caso particolarmente interessante è quello della Lituania: un Paese con meno di tre milioni di abitanti che nel 2025 ha installato più eolico dell’Italia e oggi copre circa un terzo del proprio fabbisogno elettrico grazie al vento.
Da sottolineare che la stragrande maggioranza delle turbine eoliche installate in UE sono anche state prodotte nel continente, e che l’industria eolica europea sta contribuendo enormemente alla creazione di nuovi posti di lavoro.
L’energia eolica nel 2025 ha coperto il 19% del mix elettrico europeo. Ma l’Italia è ben al di sotto di questa percentuale, non superando l’8%, e in termini di nuove installazioni nel 2025 era al decimo posto. Perché l’Italia è così indietro rispetto al resto d’Europa?
È vero: l’Italia resta molto sotto la media europea, anche perché il gas continua a coprire oltre il 35% del mix elettrico, la quota più alta di tutta Europa. E anche nel 2025 abbiamo continuato a installare molto meno di quanto sarebbe necessario per raggiungere gli obiettivi al 2030 che il Governo stesso si è dato.
I problemi – e anche le soluzioni – sono ormai ben noti. In Italia autorizzare un parco eolico può richiedere 5, 6 o persino 7 anni. Questo rallenta enormemente lo sviluppo e scoraggia gli investimenti. A tutto questo si aggiunge una forte incertezza normativa, che rende molto difficile pianificare nel medio‑lungo periodo.
Talvolta alcune amministrazioni regionali aggravano ulteriormente il quadro: in Sardegna, ad esempio, il semplice iter autorizzativo per sostituire 51 pale obsolete del parco eolico di Nulvi–Ploaghe con 27 turbine moderne ed efficienti ha richiesto ben sette anni. Oppure pensiamo al caso di un parco eolico proposto su una ex cava–discarica, dove il comune ha espresso parere negativo richiamando un vincolo archeologico del 1995 che non fermò la discarica, ma oggi viene usato per fermare le turbine.
Due fondamentali motivi di lentezza dello sviluppo dell’eolico in Europa sono i tempi autorizzativi e i tempi di connessione alla rete. Com’è la situazione attuale?
Sul fronte delle autorizzazioni, l’esempio più interessante è quello della Germania: grazie a riforme molto concrete, oggi servono in media soltanto 17 mesi per autorizzare un nuovo parco eolico. In molti altri Paesi, Italia compresa, si parla invece ancora di anni. L’UE ha già fatto la sua parte, introducendo regole con tempi massimi e procedure più chiare; ma spesso gli Stati membri non le applicano davvero, tanto che sono state già aperte delle procedure d’infrazione da parte della Commissione Europea.
Poi c’è il tema della rete elettrica. In Italia ci sono centinaia di GW rinnovabili “in coda”: progetti che esistono sulla carta, ma che nella pratica non verranno tutti costruiti. Questo accade perché le connessioni alla rete vengono ancora assegnate secondo il semplice criterio dell’ordine di arrivo delle richieste, senza dare priorità ai progetti più maturi. Il risultato è che un progetto pronto a partire può trovarsi bloccato dietro a iniziative che non vedranno mai la luce, oppure ricevere offerte di connessione poco realistiche o impraticabili.
La buona notizia è che il problema è ormai chiaro e che anche in Italia si cominciano a vedere segnali concreti di intervento, sulla scia di quanto fatto recentemente nel Regno Unito, per rendere il sistema più efficiente e orientato ai progetti davvero realizzabili.
Da qui al 2030: l’eolico può davvero ridurre la dipendenza dal gas?
Sì, ma solo se si accelera davvero. Da qui al 2030 ci aspettiamo in Europa circa 30 GW di nuove installazioni eoliche all’anno, di cui 22 nell’Unione Europea, soprattutto sulla terraferma. È un progresso importante, ma non è ancora sufficiente per raggiungere tutti gli obiettivi che governi e istituzioni europee si sono dati.
Un segnale politico più forte è arrivato dal North Sea Summit, che si è tenuto ad Amburgo a fine gennaio. I Paesi del Mare del Nord hanno ribadito una visione comune: grandi volumi di eolico offshore, reti elettriche condivise e una cooperazione più stretta tra Stati.
Per il pubblico il messaggio chiave è semplice: più eolico significa meno gas, e meno gas significa minore esposizione alle crisi geopolitiche e prezzi dell’energia più stabili, come si vede chiaramente in Paesi come la Spagna o la Danimarca.
Ma perché questo accada serve coerenza: permessi rapidi, reti adeguate e una domanda elettrica che cresca con l’elettrificazione. Il settore è pronto. Ora tocca alla politica.
Questo articolo è tratto dall’intervista fatta durante la puntata dell’11 marzo Il Giusto Clima – Radio Popolare, minuto 23


