Le Note del Prof: una tassa per chi vola spesso

Il Giusto Clima   Approfondimenti   
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9 Aprile 2026

L’editoriale di Gianluca Ruggieri propone una riflessione sulla frequent flyer tax come misura climatica progressiva

La situazione determinata dall’aggressione armata di Israele e USA all’Iran e il conseguente blocco navale agli attraversamenti dello stretto di Hormuz ha provocato una serie di conseguenze immediate e, più passa il tempo, più ne potrebbe provocare. L’aumento del prezzo di tutti i derivati del petrolio (benzina, gasolio, carburante per aerei), del gas naturale e di conseguenza dell’elettricità è già percepibile e potenzialmente in crescita, in prospettiva a questo si potrebbero aggiungere difficoltà sui mercati dei fertilizzanti e di tutti i prodotti della petrolchimica, a partire dalla plastica.

Si inizia quindi a parlare di possibili misure dirette per la riduzione della domanda. Anche se i foschi scenari di interruzione totale delle forniture lasciati adombrare dal ministro della cosiddetta sicurezza energetica probabilmente non si avvereranno, rimane necessario immaginare una riduzione dei consumi di gas e petrolio nel breve periodo. Alcune conseguenze dirette potrebbero esserci nel traffico aereo, con la riduzione delle disponibilità di carburante e potenzialmente qualche cancellazione di volo.

Le emergenze hanno aumentato la povertà

Le nostre società vengono da sei anni di ininterrotte emergenze, sempre affrontate con misure draconiane che, per quanto necessarie, si sono spesso scaricate sulla popolazione in maniera indiscriminata contribuendo ad aumentare il numero di famiglie in condizioni di povertà ed erodendo progressivamente la classe media nel nostro paese e nell’Unione Europea. Dalle misure per il lockdown a quelle per la riduzione dei consumi di gas dopo l’invasione dell’Ucraina, le rare misure a supporto dei redditi medi e bassi non sono riuscite a invertire la dinamica complessiva che ha visto aumentare in maniera sempre più inaccettabile la concentrazione di redditi e ricchezze.

La frequent flyer tax

Anche le nuove misure restrittive, se non adeguatamente disegnate, potrebbero avere esiti simili, e da questo punto di vista la riduzione temporanea delle accise non lascia ben sperare. È pertanto il momento di giocare d’immaginazione a partire ad esempio da una proposta sostenuta fin dal giugno 2025 dalla presidenza francese e da Kenya, Barbados, Spagna, Somalia, Benin, Sierra Leone e Antigua & Barbuda (sotto la pomposa definizione di Coalizione per il contributo dei viaggiatori frequenti alla transizione equa e alla resilienza).

La dichiarazione di intenti ricorda che a parità di gas serra prodotti le tassazioni per il kerosene nei paesi G20 sono 9 euro/tonnellata di CO₂ contro 79 euro per il diesel e 68 euro (dati 2021) di fatto agendo con un fattore pesantemente regressivo (importi in proporzione molto maggiori per i redditi bassi, importi proporzionalmente irrisori per la quota più benestante della popolazione). Si propone quindi, per compensare almeno parzialmente questa distorsione, di introdurre una tassa specifica su chi vola spesso, la Frequent Flyer Tax.

Il meccanismo non è stato al momento dettagliato ma ad esempio potrebbe prevedere una tassa che non si applica al primo volo che una persona realizza in un anno e che poi viene introdotta dal secondo volo e che aumenta progressivamente all’aumentare dei voli annui. In questo modo da una parte si creerebbe un grosso disincentivo a viaggiare spesso in aereo (e quindi a eliminare i viaggi superflui) senza però introdurre divieti. Dall’altra si andrebbero a colpire economicamente soprattutto le fasce più abbienti della popolazione abituate a volare frequentemente.

L’International Council on Clean Transportation ha formulato una proposta in grado di raccogliere 120 miliardi di dollari all’anno globalmente, il 98% dei quali a carico del 5% più ricco della popolazione mondiale.

Una misura climatica progressiva

In una situazione di crisi energetica e di aumento dei prezzi il disincentivo ai viaggi inutili sarebbe rafforzato ma impatterebbe, per una volta, in maniera progressiva, iniziando a delineare una transizione che è in grado anche di ridistribuire la ricchezza. Il meccanismo per funzionare dovrà essere applicato a livello globale e da solo non potrà avere una efficacia significativa, ma potrebbe costituire un primo passo nella giusta direzione, una direzione che il G20 e l’assemblea delle Nazioni Unite sembrano aver ben chiaro.

Una direzione invece invisa agli USA (non solo alla presidenza Trump) e non ancora sposata appieno dall’Unione Europea, che a novembre 2024 si astenne sul voto in plenaria.

Altre proposte per affrontare il momento di crisi contemperando anche obiettivi sociali sono state avanzate negli ultimi giorni ad esempio da Alessandro Volpi e da Francesco Saraceno, più mirate sul contesto nazionale italiano. Resta da vedere se le decisioni del governo saranno all’altezza della sfida.

“Le Note del Prof” è il titolo della rubrica settimanale energetica a cura di Gianluca Ruggieri, in onda tutti i mercoledì sera a Il Giusto Clima su Radio Popolare. Questo testo è tratto dall’editoriale della puntata dell’8 aprile 2026.