Le Note del Prof – le contraddizioni italiane su fotovoltaico, agrivoltaico e paesaggio

Il Giusto Clima   Approfondimenti   
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19 Giugno 2026

L’agrivoltaico nei meleti in Trentino e il divieto di espianto degli ulivi. Perché in Italia il fotovoltaico a terra viene ostacolato e quali sono le contraddizioni del dibattito su paesaggio ed energia.

Impianto agrivoltaico integrato in un terreno agricolo per la produzione di energia rinnovabile.

Il fotovoltaico a terra e l’agrivoltaico sono oggi tra i temi più controversi della transizione energetica in Italia.

Torniamo a occuparci di fotovoltaico a terra e agrivoltaico, a partire da due notizie che aiutano a capire il dibattito su impianti rinnovabili in Italia e le barriere che incontra la transizione energetica nel nostro paese.

Agrivoltaico in Trentino: il caso dei meleti

La prima notizia arriva dal Trentino, dove un’azienda agricola che coltiva mele intende realizzare un impianto agrivoltaico. In questo caso si tratta di integrare la coltivazione esistente — i meleti — con un impianto fotovoltaico installato in altezza.

Soluzioni di questo tipo, che combinano produzione agricola ed energia rinnovabile, vengono sempre più spesso proposte anche per proteggere le colture dall’eccessiva radiazione solare legata ai cambiamenti climatici.

Il progetto ha avuto un iter complesso: inizialmente l’autorizzazione è stata negata, poi è stato presentato un ricorso al TAR, con un esito apparentemente favorevole. Tuttavia, ciò che colpisce è la presa di posizione di Italia Nostra Trento, che si oppone all’impianto fotovoltaico in nome della tutela del paesaggio.

Eppure, chi conosce i meleti trentini sa che si tratta di coltivazioni altamente strutturate: pali, cavi, impianti di irrigazione e reti antigrandine sono elementi diffusi. Non siamo di fronte a un paesaggio naturale intatto, ma a un sistema di produzione agricola intensiva.

La coltivazione delle mele è tradizionale, ma le modalità attuali sono il risultato di trasformazioni recenti. Il meleto moderno è, di fatto, un impianto agricolo-industriale. E non hanno niente di naturale neanche le sostanze usate: ci sono state diverse campagne contro l’utilizzo dei pesticidi nei meleti, visto che studi hanno mostrato una loro forte presenza in tutta l’area delle valli coinvolte e anche in alta quota.

Parlare di tutela del paesaggio come se fosse immutato da secoli è quanto di più lontano ci sia dalla realtà.

Ulivi DOP e rinnovabili in Italia: il paradosso normativo

La seconda notizia arriva dal Parlamento, dove un emendamento al disegno di legge agricoltura introduce il divieto di espianto degli ulivi destinati alla produzione di oli DOP e IGP.

Si tratta di una misura che può avere senso, trattandosi di coltivazioni di qualità. Tuttavia, anche in questo caso, è importante distinguere: l’olivo è una coltura storica, ma le monoculture intensive sviluppatesi negli ultimi anni sono un fenomeno relativamente recente.

Il punto critico è un altro: il divieto di espianto vale solo quando l’intervento è finalizzato alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili.

Per altre destinazioni — strade, centri commerciali, infrastrutture, data center — l’eradicazione degli ulivi resta possibile. Se invece si tratta di energia rinnovabile, allora diventa vietata.

Questi due casi mostrano una contraddizione strutturale nel modo in cui l’Italia affronta lo sviluppo del fotovoltaico a terra e delle energie rinnovabili.

Rinnovabili e “speculazione energetica”: un equivoco

Nel caso del Trentino si è parlato di “speculazione energetica”. Ma cosa significa davvero?

L’Italia è un’economia di mercato, in cui la ricerca del profitto vale per tutti i settori: agricoltura, industria e anche energia rinnovabile. Questo vale per i meleti, per gli uliveti e per gli impianti fotovoltaici.

Siamo contro il modello di massimizzazione del profitto? Benissimo, è esattamente anche l’approccio di ènostra, che da sempre propone un modello alternativo.

Ma se siamo contro il capitalismo di sfruttamento lo siamo sia che si produca energia, sia che si producano mele o olive. In caso contrario, si introduce una discriminazione: si contesta il profitto solo quando riguarda le rinnovabili.

Lo stesso vale per l’espianto degli ulivi: o si è contrari sempre, oppure limitarlo alle sole rinnovabili diventa una scelta incoerente.

Il rischio: bloccare la transizione energetica in Italia

Sempre più spesso in Italia si assiste a un fenomeno preoccupante: l’opposizione non riguarda più il singolo impianto fotovoltaico a terra fatto male, ma le rinnovabili in quanto tali.

Questa dinamica finisce per favorire indirettamente le fonti fossili.

Secondo Unem (che un tempo era l’Unione Petrolifera e oggi invece si chiama Unione energie per la mobilità), la guerra in Iran costerà all’Italia 89 miliardi di euro in più nella bolletta energetica rispetto all’anno scorso. Una cifra equivalente a circa dieci anni di importazioni di pannelli fotovoltaici.

La spesa prevista per quest’anno, pari a circa 57-58 miliardi, corrisponde a 60-70 anni di importazioni di pannelli.

Risorse di questo livello potrebbero finanziare la transizione energetica, chiaramente valutando caso per caso la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici e rinnovabili.

Ma se facciamo la guerra alle rinnovabili in sé, la transizione energetica in Italia rischia di rallentare o bloccarsi.

“Le Note del Prof” è il titolo della rubrica settimanale energetica a cura di Gianluca Ruggieri, in onda tutti i mercoledì sera a Il Giusto Clima su Radio Popolare. Questo testo è tratto dall’editoriale della puntata del 17 giugno 2026.