Le Note del Prof: guerra, energia, dov’è finito il clima?
;Gianluca Ruggieri ricorda i sondaggi che mostrano che la preoccupazione per il clima resta alta in Europa, ma le politiche climatiche devono tornare a integrare la dimensione sociale.

Sono giorni difficili, anche per la crisi energetica legata al conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran, che coinvolge diversi paesi del Golfo e le rotte globali di approvvigionamento di petrolio e gas naturale liquido, con effetti in tutto il mondo. Il consiglio è di fare attenzione ai consumi di gas ed elettricità nelle prossime settimane: mentre l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio lo vediamo subito quando facciamo rifornimento, quello di elettricità e gas lo percepiremo solo con le prossime bollette. Per fortuna stiamo entrando nella primavera e questo dovrebbe aiutare a ridurre almeno i consumi di gas.
In questi giorni sono stato intervistato più volte e ho notato una convinzione diffusa: che l’opinione pubblica non consideri più la crisi climatica una priorità. È vero che oggi siamo in una situazione molto diversa dal 2019, quando i movimenti giovanili per il clima erano al loro apice e alle elezioni europee si registrò una forte affermazione dei verdi. Da allora sono successe molte cose: la pandemia, la campagna vaccinale, l’uscita dall’emergenza e poi, dal 2021, il forte aumento dei prezzi del gas, aggravato dall’invasione russa dell’Ucraina e dalla difficile estate del 2022.

Nonostante questo, i sondaggi raccontano una realtà più articolata. Quando agli europei si chiede quali siano oggi le priorità, emergono prima i conflitti armati e la situazione economica, mentre il clima viene subito dopo. Tuttavia l’85% degli europei continua a ritenere il cambiamento climatico un problema serio. Inoltre l’81% sostiene l’obiettivo della neutralità climatica al 2050 e l’88% ritiene importante aumentare efficienza energetica e rinnovabili. Questo indica che il consenso su questi temi resta molto ampio.
La campagna portata avanti negli ultimi anni dall’estrema destra europea contro le politiche climatiche, pur avendo avuto successo elettorale e influenzato alcune scelte politiche, non ha quindi cambiato profondamente l’opinione pubblica.
Io credo che le decisioni del governo americano di seguire Israele in questo conflitto con l’Iran peseranno tantissimo sul consenso elettorale di questi partiti, anche in Europa. In ogni caso siamo probabilmente all’inizio di una nuova fase, che richiede di affrontare le politiche climatiche ed energetiche su un piano diverso. Negli ultimi anni queste politiche sono state inserite soprattutto nell’agenda della competitività economica; oggi diventa necessario riportare al centro la loro dimensione profondamente sociale.
Le politiche future, europee e nazionali, dovranno tenere conto delle conseguenze sociali delle scelte energetiche e climatiche. Altrimenti continueremo a vedere un paradosso: una larga maggioranza favorevole ad agire sul clima, ma forti opposizioni sociali alle misure concrete, percepite come penalizzanti soprattutto per chi non può permettersi determinate tecnologie.
Di questi temi abbiamo parlato la settimana scorsa con Giovanni Carrosio e Lorenzo De Vidovich. Consiglio anche la lettura del libro di Giovanni Carrosio e Vittorio Cogliati Dezza, Clima ingiusto. Il welfare per un patto ecosociale (Donzelli Editore).
“Le Note del Prof” è il titolo della rubrica settimanale energetica a cura di Gianluca Ruggieri, in onda tutti i mercoledì sera a Il Giusto Clima su Radio Popolare. Questo testo è tratto dall’editoriale della puntata dell’11 marzo 2026.


