Cosa resta delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026

Il Giusto Clima   Approfondimenti   
;
2 Marzo 2026

Qual è la legacy delle Olimpiadi? Parlano Duccio Facchini, direttore di Altreconomia, e Sofia Farina, giornalista e campaigner di Protect Our Winters Italia

La famosa pista da bob di Cortina “Eugenio Monti” nel 2007. La sua completa ricostruzione ha comportato enormi costi e impatto ambientale, compreso l’abbattimento di centinaia di larici secolari. Wikipedia Commons

E alla fine, le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 si sono concluse. L’Italia ha ottenuto un ottimo piazzamento, terza o quarta a seconda di come si legge il medagliere, e nella pausa che ci separa dalle Paralimpiadi, è il momento di un primo bilancio. Passato l’evento, cosa resterà ai territori? Hanno provato a rispondere a Il Giusto Clima Duccio Facchini, Direttore di Altreconomia e coautore del libro inchiesta “Oro colato. L’eredità per pochi delle Olimpiadi di Milano Cortina”, e Sofia Farina, giornalista e campaigner di Protect Our Winters Italia.

Le Olimpiadi sono costate nell’insieme 6 miliardi di euro, di cui 3,5 per infrastrutture non direttamente collegate ai Giochi. Nei piani iniziali, dovevano essere uno e mezzo. La più accurata analisi dei dati l’ha fatta la rete di ong capitanata da Libera in un report indipendente. Società infrastrutture Milano-Cortina, l’azienda responsabile delle infrastrutture, parla sul suo sito di 98 opere previste, di cui solo 31 utili ai giochi e le restanti di legacy, eredità. Proprio legacy è stata la parola più usata dagli organizzatori. Sempre secondo Libera, il 57% delle opere deve ancora essere completata.

Privatizzazione e promesse: le Olimpiadi viste da Milano

La scelta di dare a Milano la sede, pur condivisa, di un’Olimpiade invernale è stata discussa fin dal principio. Il capoluogo meneghino si trova distante dalle montagne, e non è una città con una tradizione di sport invernali. Ma la promessa degli organizzatori è stata che, con la partnership di Cortina e gli investimenti pubblici dedicati all’evento, Milano e i milanesi avrebbero beneficiato delle Olimpiadi. La promessa è stata rispettata?

“Direi di no” spiega Duccio Facchini. “La promessa era il riuso: memori dell’edizione di Torino 2006 e delle opere vuote che ha lasciato. Invece, si è proceduto col modello ex-novo”. Le due opere più d’impatto a Milano sono state il villaggio olimpico di Scalo Romano e l’Arena Santa Giulia, dedicata all’hockey. L’idea è che – finiti i Giochi – il primo diventi uno studentato, e il secondo rimanga a disposizione di sport e spettacoli. “Il villaggio olimpico diventerà uno studentato privato, con tariffe elevate, di proprietà di Coima. Una parte dei posti letto sarà convenzionata solo grazie all’intervento di Cassa Depositi e Prestiti. L’Arena ha una pista da hockey temporanea, che verrà presto smontata, ed è di proprietà di Cts Eventim. Nell’insieme, sono opere di privati su aree privatizzate, ma considerate di interesse pubblico”. Facchini sottolinea la vicenda, ancora in corso, degli extra-costi, che le aziende interessate chiedono al pubblico: “è il rischio d’impresa, e vogliono che se ne incarichi la collettività”.

Cosa succederà alle Alpi?

La pista da bob non è stata nemmeno sottoposta al via (Valutazione di Impatto Ambientale)” dice ancora Facchini. Proprio la pista da bob è stata il singolo impianto più discusso di questa Olimpiade. Costruita a Cortina, dove già ne esisteva una abbandonata risalente all’edizione del 1956, per farle spazio è stato abbattuto un boschetto di larici. Gli ecologisti ne hanno fatto il simbolo dell’impatto ambientale di Milano Cortina 2026.

Sofia Farina sulle montagne alpine vive, oltre a studiarle. “È presto per fare un bilancio sugli effetti dei Giochi per le Alpi” ci spiega. Gli ecosistemi montani sono estremamente esposti agli effetti della crisi climatica. Uno degli effetti più diretti del riscaldamento globale è lo spostamento della quota neve, di anno in anno sempre più in alto. Un problema per gli impianti sciistici, costretti a ricorrere agli sparaneve. “Per le Olimpiadi sono stati realizzati bacini artificiali, come a Livigno, evidentemente in previsione di usarli anche in futuro per alimentare le piste di neve artificiale”. Il problema, sottolinea Farina, è che la neve artificiale richiede molta acqua e molta energia – con l’effetto paradossale di produrre emissioni climalteranti per rimediare ad una delle conseguenze della modificazione del clima. Per questo da tempo si parla di ripensare l’uso degli impianti a quote in cui la neve è ormai rara, riadattandoli a scopi diversi dallo sci. La costruzione dei bacini non va però in questa direzione. “Un altro esempio è quello dei villaggi olimpici. Quello di Cortina è stato costruito in zona militare, quindi non accessibile a tutti, quello a Predazzo è temporaneo. Si è persa un’occasione per creare alloggi sostenibili e a buon prezzo in luoghi in cui l’overtourism sta rendendo difficile trovare casa per lavoratori e famiglie”.

Sportivamente, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 sono state un successo. Dal punto di vista economico ed ambientale, però, si poteva forse fare qualcosa di diverso.

Questo articolo è tratto dalle interviste andate in onda durante la puntata de Il Giusto Clima dedicata alla legacy delle Olimpiadi