Cosa dice il nuovo Citizens Energy Package
;Il Citizens Energy Package mette al centro il ruolo attivo delle cittadine e dei cittadini, ma senza obiettivi quantitativi concreti e vincoli legali rimane un documento astratto

L’UE si muove a zig zag in questo difficile contesto di crisi energetica, in cui paghiamo cara la nostra dipendenza dal gas fossile. Da un lato si ridiscute l’ETS, la principale politica climatica europea, sotto la pressione delle forze contrarie al Green Deal; dall’altro arrivano segnali positivi con il Citizens Energy Package (CEP), documento programmatico presentato dalla Commissione il 10 marzo, che promuove la democrazia energetica e il ruolo attivo di cittadine e cittadini nella transizione alle rinnovabili.
Il CEP definisce la cornice entro cui saranno sviluppate dal 2026 in poi le misure per ridurre le bollette, aumentare la trasparenza dei fornitori, responsabilizzare i consumatori e contrastare la povertà energetica. ènostra è in sintonia con REScoop.eu – la federazione europea delle cooperative di energia rinnovabile di cui fa parte fin dalla sua nascita – nell’accogliere positivamente il CEP per la centralità del “cittadino energetico”, e l’attenzione alla flessibilità energetica e alle CER. Ma senza un quadro di finanziamenti chiari e misure legalmente vincolanti il pacchetto rischia di rimanere un documento astratto.
Vediamo in breve i contenuti del CEP, per poi evidenziarne alcune criticità.
Pilastro I: riduzione delle bollette
Con un aumento delle bollette europee giunto al 36% per l’elettricità e al 68% per il gas rispetto al 2014-2020, il CEP propone di intervenire su più fronti: riduzione delle imposte (che rappresentano circa un quarto della bolletta), contenimento dei costi di rete e trasporto (25-33%) anche tramite comunità energetiche e flessibilità, e elettrificazione del sistema di riscaldamento, che rappresenta oltre il 60% dei consumi energetici delle abitazioni.
In questo ambito si prevede il superamento dei sussidi diretti a favore di strumenti finanziari come il leasing sociale, per ridurre i costi iniziali delle tecnologie pulite. Centrale anche la trasparenza, con bollette più chiare per orientare le scelte dei consumatori.
Pilastro II: responsabilizzare i cittadini
Nel CEP è centrale il ruolo del “cittadino energetico”: entro il 2030 oltre 16 milioni di famiglie e 630.000 PMI potrebbero autoprodursi energia rinnovabile, con una crescita fino a dieci volte della potenza degli impianti delle comunità energetiche. Dal punto di vista dei benefici economici, prendendo a riferimento
due valori di prezzo medio dell’energia – molto basso nel 2020, clamorosamente alto nel 2022 – i cittadini energetici europei potrebbero risparmiare ogni anno tra i 260-550 €/famiglia nel caso di impianti di produzione individuale, mentre la partecipazione ad una comunità energetica (con mix di fonti rinnovabili, e servizi sia termici che elettrici) 440-930 €/famiglia.
Per sbloccare questo potenziale, la Commissione prevede linee guida per gli Stati membri e un regolamento sull’interoperabilità dei dati entro il 2027.
Un ruolo chiave è attribuito alla flessibilità energetica, nelle sue forme sia esplicita (partecipazione ai mercati di flessibilità locale), che implicita (lo spostamento dei consumi in risposta alle variazioni del prezzo orario, l’autoproduzione, la partecipazione ad una CER), che nell’insieme possono ridurre le bollette fino al 40%, con risparmi complessivi di 2,7 miliardi di euro annui entro il 2030.
Pilastro III: povertà energetica
Il 9,2% della popolazione europea (dato simile in Italia) è colpito da povertà energetica. Il CEP propone interventi integrati: migliore identificazione dei soggetti vulnerabili, misure mirate e investimenti nella riqualificazione edilizia.
La Commissione supporterà i piani nazionali di riqualificazione energetica degli edifici entro il 2026 e mobiliterà risorse attraverso Social Climate Fund, fondi di coesione e programma LIFE. Particolare attenzione è dedicata alla prevenzione dei distacchi: nel 2024 circa 31 milioni di europei erano in ritardo nei pagamenti. Si prevedono sistemi di allerta e piani di rateizzazione.
Infine, il pacchetto prende atto anche del ritardo nell’implementazione delle direttive europee e punta a rafforzare il supporto alle autorità nazionali.
Cosa manca: misure vincolanti, obiettivi quantitativi, un quadro di finanziamenti
“Senza meccanismi di controllo, sarà difficile raggiungere gli obiettivi”, ha commentato Ilonka Marselis, vicepresidente di REScoop.eu: “Mancano obiettivi quantitativi concreti e un impegno dell’UE per il finanziamento delle comunità energetiche”.
Il pacchetto punta infatti a raggiungere circa 90 GW di capacità comunitaria entro il 2030, ma secondo REScoop.eu tale ambizione non è supportata da strumenti adeguati.
Un precedente significativo rafforza questa preoccupazione: come ha fatto emergere il recente report della Corte dei Conti europea sulle CER, l’obiettivo europeo di una comunità energetica in ogni comune sopra i 10.000 abitanti entro il 2025 è stato raggiunto solo al 27%.
Ulteriori ombre del pacchetto, evidenziate da REScoop.eu nel position paper dedicato, riguardano il rischio di appropriazione del modello da parte di grandi operatori e il limitato supporto a settori chiave come il riscaldamento comunitario o la mobilità condivisa elettrica.
Il modello delle cooperative energetiche
“È molto importante che il CEP confermi l’attenzione e il ruolo del cittadino energetico, le cui basi risalgono al Pacchetto Energia pulita per tutti pubblicato nel 2016”, afferma Sara Capuzzo, direttrice di ènostra. “Nel frattempo in Europa si sono affermate migliaia di comunità energetiche nate dal basso, che non rappresentano più un fenomeno di nicchia e dimostrano ogni giorno, con buone pratiche e servizi innovativi (come quelli forniti da ènostra, ndr) come sia possibile attuare una transizione giusta con beneficio economico e sociale per gli utenti, i territori e l’ambiente”.
In questo senso, più che una novità assoluta, il Citizens Energy Package riconosce e legittima pratiche già esistenti, portate avanti quotidianamente in UE soprattutto da CER e cooperative energetiche. Iniziative dal basso di democrazia energetica che promuovono un sistema energetico più equo, partecipativo e sostenibile non solo sono possibili, ma sono già una realtà che andrebbe presa a modello e promossa.


