Autoconsumo collettivo: come funziona il fotovoltaico in condominio

Il Giusto Clima   Approfondimenti   
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16 Giugno 2026

Condomini e rinnovabili: oltre alle CER è possibile sfruttare i gruppi di autoconsumo collettivo, con un grande potenziale in città.

L’impianto fotovoltaico installato sul tetto del condominio milanese dell’ing. Daniele Ferrari

Il decreto CACER regola gli incentivi per l’autoconsumo diffuso, includendo sia le più note Comunità Energetiche Rinnovabili sia una configurazione con un enorme potenziale urbano di cui si parla meno: i gruppi di autoconsumo collettivo. In questo caso, a condividere l’energia prodotta è un singolo condominio. Ne abbiamo parlato a Il Giusto Clima con Annalisa Rizzo, responsabile del team CER di ènostra, e con l’ingegnere Daniele Ferrari, che ha realizzato con successo un progetto di questo tipo nel suo condominio a Milano.

Cosa sono i gruppi di autoconsumo collettivo

Ferrari chiarisce che i gruppi di autoconsumo collettivo sono “gruppi di autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente”, secondo la definizione del GSE. È una versione “in piccolo” della CER, ma con una notevole semplificazione burocratica:Non è necessaria l’intermediazione di un soggetto giuridico nuovo, come per la CER. Basta il codice fiscale del condominio“. I rapporti tra i partecipanti sono regolati da un semplice contratto di diritto privato, come un verbale d’assemblea. Oltre alla semplicità, Ferrari sottolinea il valore pedagogico di questa soluzione: si crea “una pressione più educativa del gruppo di autoconsumo nel migrare i consumi verso il giorno“, spingendo ad avviare lavatrici e lavastoviglie quando il sole produce energia.

Qual è il quadro attuale degli incentivi

Lo sviluppo delle configurazioni di autoconsumo collettivo è supportato da due forme di incentivo. La prima, conclusasi a novembre 2025, è stato un contributo a fondo perduto del PNRR, che ha permesso di coprire fino al 40% dei costi di un impianto fotovoltaico nei comuni sotto i 50.000 abitanti. Rizzo spiega che si è trattato di “una misura molto potente per promuovere la generazione diffusa” posseduta dai cittadini. La seconda, tuttora vigente, è la tariffa premio, valida in tutta Italia, che premia “il comportamento virtuoso dei cittadini che riescono ad accorciare la distanza sia geografica sia temporale tra produzione e consumo”. Questo incentivo ha una durata di 20 anni, ma incombe una scadenza: gli impianti devono presentare richiesta entro il 31/12/2027.

Perché l’autoconsumo collettivo è meno diffuso delle CER

Nonostante la loro praticità, i gruppi di autoconsumo collettivo sono ancora una minoranza. Secondo i dati del GSE al 31 maggio, 9 configurazioni incentivate su 10 sono CER. Rizzo individua la difficoltà principale nel dover trovare un accordo all’interno di un perimetro molto ristretto, quello del condominio. Un’altra barriera è la gestione della superficie del tetto, ma Rizzo chiarisce che non è necessario che tutti i condomini sostengano l’investimento: un singolo proprietario potrebbe realizzare l’impianto sui propri millesimi e mettere poi l’energia in condivisione.

Come si porta a termine un progetto del genere

L’esperienza dell’ing. Ferrari dimostra che è possibile superare gli ostacoli. Nel suo caso, sono stati fondamentali una buona esposizione deltetto e la presenza di “sponsor interni che siano ascoltati”. La parola chiave, però, è stata presentare il progetto non come un costo, ma come “un buon investimento”, con un bilancio pluriennale, un tempo di rientro (ROI) e un piano di ammortamento. Questo approccio, più aziendale che condominiale, ha convinto l’assemblea. Non sono mancati però gli appelli emotivi: “guardavo negli occhi anche i nonni parlando dei loro figli, dei loro nipoti e del contributo che avremmo dato a migliorare l’ambiente”.

Quali sono i benefici economici:

  • L’autoconsumo diretto, che riduce i costi delle bollette condominiali.
  • La vendita dell’energia in eccesso, che genera ricavi.
  • La tariffa premio, un valore che, a differenza del prezzo di vendita dell’energia (in calo), come spiega Ferrari, “rimane costante nel tempo e ha un suo impatto”.
  • La detrazione fiscale del 50% sull’investimento, spalmata in 10 anni, per la abitazioni di residenza. Per chi non è residente l’aliquota scende al 36%.

Il valore sociale e ambientale

Oltre al ritorno economico, l’impianto del condominio di Ferrari è in grado di “risparmiare 14 tonnellate di CO2 all’anno, l’equivalente di 400 alberi piantati”. C’è poi un valore di comunità: “ho venduto l’idea che noi generiamo energia pulita anche per il bar sottostante, per il vicino che non conosciamo o per l’ospedale che abbiamo qua di fianco”.

Qual è l’orizzonte temporale di queste esperienze

C’è urgenza nel cogliere l’opportunità degli incentivi, data la scadenza del 2027. Tuttavia, Rizzo invita a guardare oltre. Le CER e gli AUC non vanno letti come “un’esperienza a scadenza”. Sono piuttosto “nuovi attori del mercato elettrico” destinati a crescere e a evolversi. Gli incentivi sono un supporto per avviare i progetti, ma il loro ruolo di produttori e consumatori consapevoli “non ha assolutamente scadenza” e continuerà a generare un impatto positivo a livello ambientale, sociale ed economico per la comunità.

Testo tratto dall’intervista andata in onda il 10 giugno a Il Giusto Clima, Radio Popolare (qui a minuto 21.50)

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