Le Note del Prof: il “decreto bollette” viene dagli anni ‘90
;Gianluca Ruggieri racconta che il “decreto bollette” è un provvedimento miope che ancora una volta mantiene e rafforza la nostra dipendenza dal gas fossile

Il 18 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato il “decreto bollette” o “decreto energia”, che per diventare legge avrà bisogno di una doppia approvazione in Camera e Senato. Lungo questo percorso potrebbero esserci degli interventi che andranno a modificare alcune delle misure. Viste le critiche sollevate praticamente da tutti gli operatori di mercato, le pesanti e immediate ripercussioni di borsa e alcuni profili che paiono in conflitto con le normative europee, le modifiche potrebbero essere piuttosto radicali.
È ancora presto quindi per fare una valutazione tecnica su ogni singola misura contenuta nel decreto, ma possiamo cominciare a fare una valutazione politica. Innanzitutto, si tratta di un decreto che era attesissimo e che il governo aveva annunciato mesi fa. E per l’ennesima volta si sceglie una strada miope: alleggerire le bollette nel breve periodo, a costo però di mantenere, e anzi rafforzare, la nostra dipendenza dal gas metano nel lungo periodo.
Chi inquina (non) paga
Tra le misure più discutibili di questo decreto c’è quella che riguarda l’Emission Trading Scheme (ETS), il mercato delle emissioni europeo, che ha lo scopo di rendere sempre più sconveniente l’emissione di gas serra da parte delle aziende imponendo il pagamento di quote commisurato a quanto inquinano. Ebbene, il governo introduce un rimborso alle aziende inquinanti costrette a pagare le quote di emissione. Un vero e proprio sgambetto alle politiche climatiche europee, pagato però dai contribuenti. Passiamo allora dal “chi inquina paga”, che vorrebbe promuovere l’UE, al “gli italiani coprono i costi delle centrali a gas”.
Dipendenti dal gas, prima russo, ora statunitense
Nelle intenzioni del governo questo meccanismo dovrebbe portare a una riduzione dei costi dell’elettricità da gas che spesso è quella che determina il prezzo di mercato, quindi potrebbe generare benefici a cascata per tutti gli utenti elettrici. Se tutto va bene. Siamo infatti uno dei paesi europei più dipendenti dal gas, che è anche uno dei motivi per cui le nostre bollette elettriche sono le più alte d’Europa.
Dopo la crisi energetica degli ultimi tre anni siamo tornati a consumare meno di 60 miliardi di metri cubi di gas all’anno, per la prima volta in questo secolo, riducendo i consumi del 30% rispetto al 2010. Ma nei fatti siamo passati dalla dipendenza dal gas russo al GNL statunitense. È una dipendenza che già oggi ci costa e nel lungo periodo ci costerà tantissimo, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista politico, ma evidentemente questo per la nostra Presidente Meloni non è un problema.
Rimaniamo negli anni ’90
Chiaramente la strategia migliore nel lungo periodo per ridurre le bollette sarebbe quella di favorire le installazioni di rinnovabili, una progressiva decarbonizzazione del settore del riscaldamento, con la sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore e ovviamente l’elettrificazione dei consumi energetici per i trasporti, promuovendo tutti i mezzi di mobilità dolce e trasporto pubblico.
Ma di tutto questo non c’è traccia, non c’è strategia, non c’è visione e per l’ennesima volta il nostro governo decide di rimanere negli anni ‘90 anche se siamo nel 2026. Queste misure, ripeto, nel breve potranno portare qualche alleggerimento, ma nel lungo periodo rischiamo di pagarle davvero care. Ma ciò che è più grave è il segnale che il governo italiano manda a tutti gli operatori di mercato: non venite a investire sulle rinnovabili, non faremo nulla per facilitarvi la vita e siamo sempre pronti a cambiare le regole del gioco.
Non è la prima volta, temo non sarà l’ultima. Come già ricordavamo a novembre raccontando gli annunci contradditori in tema di comunità energetiche rinnovabili, non stupiamoci poi se chi investe in condizioni tanto incerte pretende poi margini di profitto maggiori. Da sempre il profitto atteso è proporzionale al rischio di impresa. Quindi continueremo ad avere un’energia cara perché molto dipendente dal gas e perché il terreno sotto agli investimenti in rinnovabili è decisamente franoso.
“Le Note del Prof” è il titolo della rubrica settimanale energetica a cura di Gianluca Ruggieri, in onda tutti i mercoledì sera a Il Giusto Clima su Radio Popolare. Questo testo è tratto dall’editoriale della puntata del 18 febbraio 2026.


